Plagio

L’Arte è morta.
Viva l’Arte!


Che cos’è l’arte? Duchamp prende un orinatoio e lo firma: l’arte è denigrata, messe in discussioni le sue fondamenta. È, anzi, l’arte, come prediceva Hegel, destinata a morire, nelle moderne società occidentali? Se non c’è tempo per riflettere, ma solo per consumare, l’artista brancola, stramazza al suolo: l’arte si spegne.

L’arte può essere considerata morta quando non genera alcuna attività culturale, quando resta isolata dal mondo che la ospita. Capita alle opere del passato, quando sono dimenticate da tutti, e capita anche alle opere del presente, quando sono ignorate da tutti. La stragrande maggioranza delle opere degli artisti viventi non ha la minima possibilità di generare alcuna attività, la loro si potrebbe quindi definire arte morta, anche se odierna e realizzata da viventi. Oggi la quasi totalità degli artisti fa arte morta, spesso senza neanche rendersene conto. 

L’arte è morta. Se questo è vero, anche l’essere umano lo è; perché è impossibile ipotizzare l’esistenza di esseri umani viventi privi di arte, sarebbe come dire che si possa vivere senza avere un cervello. Beh, forse questo non è l’esempio più appropriato, visto che esseri viventi senza cervello se ne incontrano fin troppi in giro. Comunque, acefali a parte, probabilmente l’annuncio della sua morte è stato un po’ esagerato, si sono fatti prendere la mano, si sa come vanno queste cose; probabilmente, più che morta l’arte ha solo perso i sensi: nel senso che non ha più alcun senso. Vista lì, priva di sensi, l’hanno subito data per morta, e hanno chiuso il caso.


Comunque, visto che da almeno due secoli tanti insistono col piangere la morte dell’arte, a me non resta che fare arte morta. Difatti, è così che chiamo ciò che faccio: Arte Morta o NOT ART (nel senso che non esiste, in quanto mai nata.

Una morta che però parla di vita, perché è di vita e dei suoi luoghi comuni che parlano i miei lavori, dell’umanità e delle sue ipocrisie; sono di concetto, ma non concettuali, perché non rifuggo la tecnica, ma al contrario le vado incontro realizzando le cose che firmo. Senza affidarmi alla sola parola, senza usare gli oggetti così come sono e senza delegare il lavoro manuale ad altri, come di solito avviene nell’arte concettuale. Per meglio dire, per me tecnica e concetto sono parte del tutto, sono due facce della stessa moneta: se una delle due manca, probabilmente la moneta è falsa.

La parola “artista” è un sostantivo, non un aggettivo: presa in senso letterale, indica solo una persona che si dedica assiduamente a una qualsiasi forma d’arte. Non dovrebbe mai essere usata in senso valutativo, perché essa non è in grado di indicare le capacità di chi viene definito artista, così come il sostantivo “tavolo” non indica il valore di un tavolo, né se è bello, brutto, funzionale, scomodo o altro; sarebbe ora che si smettesse di usare la parola artista in questo modo improprio. Se artista fosse una patente di grande talento, allora non avrebbe senso dire “è un grande artista”, perché se è artista la sua grandezza dovrebbe essere implicita, e avrebbe ancora meno senso dire “è un artista scadente”, perché se è artista, quindi di grande talento, non può essere scadente. Invece si può essere grandi artisti o artisti scadenti, proprio perché artista non è un termine valutativo, ci vogliono gli aggettivi “grande” o “scadente” per sottolinearne il valore, il sostantivo non è sufficiente. “Artista” non è una patente, né un titolo onorifico, né un’investitura divina, ma neanche il vezzo di un presuntuoso: è un semplice dato di fatto.